Francia vs Italia, confronto nelle Monumento dal 1990 ad oggi

Dopo aver analizzato i risultati delle due nazioni nei Grandi Giri, vediamo il comportamento di entrambe nelle così dette Classiche Monumento: Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix, Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia, dove la situazione alla voce podi e vittorie è molto complicata.

I 6 anni più complicati  per i cacciatori di classiche italiani dai fasti degli anni ’90 e primi 2000 alla crisi di questo decennio

In totale infatti per l’Italia, autentica mattatrice negli anni ’90 e 2000, il computo totale degli zero nella casella delle vittorie di queste corse è salito, con la Milano-Sanremo del 2015, a quota 31. L‘ultima vittoria è datata 2008 con Cunego al Giro di Lombardia e nelle 31 successive monumento, 0 sono state le vittorie, 4 i secondi posti e 6 i terzi posti, per un totale di 10 podi su 93 disponibili.  Se analizziamo i 90 podi precedenti (compreso il lombardia 2008) in un arco di gare che va dal 2003 al 2008 la situazione vede l’Italia con 12 vittorie, 9 secondi posti e 8 terzi, con 29 podi totali. Calcolando i 6 anni ancora precedenti invece, dal 1997 al 2002, i podi sono così suddivisi 12/12/9, con un totale di 33 podi su 90. Mentre nell’arco di gare che va dal 1990 al 1996  sono 12 le vittorie 14 i secondi posti e 13 i terzi per un totale di 39 podi su 105 disponibili

Riassumendo quindi:

1990-1996 34,28 % di vittorie e 37,14% di podi

1997-2002 40% di vittorie e 36,6% di podi

2003-2008 40% di vittorie e 32% di podi

2009-oggi nessuna vittoria e 10,75% di podi

Notiamo il drastico calo delle ultime stagioni, coinciso  con il ritiro di Paolo Bettini, i casi doping che hanno tolto di mezzo diverse squadre e diversi corridori sulla carta potenzialmente di punta (Riccò, Ballan, Santambrogio) e l’implacabile passare degli anni che ha fatto calare il rendimento, su tutti, di Cunego e Pozzato e purtroppo il futuro non sembra così roseo, non avendo come nella specialità dei Grandi Giri, un interprete di livello come Vincenzo Nibali, o meglio, lo avremmo, quel Diego Ulissi che sulla carta dovrebbe diventare il leader italico delle corse di un giorno (almeno per quanto concerne 3 monumento su 5), ma indovinate un po’? Anche lui è incappato in problemi con il doping (anche se la sua resta una vicenda molto particolare)

Se Atene piange Sparta non ride

jaja

JaJa, con le vittorie alla Vuelta e al ”Lombardia” è l’ultimo francese ad aver ottenuto successi pesanti: sono passati ormai due decenni!

La situazione francese degli ultimi anni non è certamente migliore della nostra, anzi, come nel confronto tra le due (ex? ) potenze ciclistiche in ambito di corse a tappe, la bilancia pende nettamente a favore dei colori di casa nostra, anche qui, numeri alla mano, i francesi stanno affrontando una crisi che dura ormai da decenni, però anche qui esistono nomi importanti in attesa di sbocciare, chissà magari proprio dalle prossime corse.

Numeri e % della crisi transalpina

Se l’Italia dopo la Sanremo del 2015  porta a 31 le Monumento senza vittorie, per la Francia la situazione è nettamente peggiore, infatti l’ultima vittoria in una di quelle 5 grandi corse è addirittura datata 18 ottobre 1997, giorno in cui Jalabert (sempre lui, l’ex velocista che è anche l’ultimo francese ad aver vinto una corsa a tappe) portò a casa il Giro di Lombardia, anno in cui Frederic Guesdon vinse qualche mese prima, la Parigi Roubaix,  e sono così 86 le monumento consecutive, senza una vittoria francese. Spostandoci al discorso podi, le cose non vanno meglio, dal 2003 alla Sanremo di quest’anno, con 183 podi a disposizione, la Francia ne ha ottenuti solo 2 (Chavanel al Fiandre del 2011 e Turgot alla Roubaix del 2012) e prima del podio di ChaCha sulle pietre fiamminghe l’ultimo podio fu invece di JaJa, secondo alla Liegi del 1998, ben 13 anni per vedere un francese salire sul podio di una Monumento. Facciamo un discorso analogo a quello italiano mostrando le % di podi e vittorie dagli anni ’90 in poi:

1990-1996 17,14% di vittorie 10,47% di podi

1997-2002 6,66% di vittorie 7,77% di podi

2003-2008 nessun podio e nessuna vittoria

2009-oggi nessuna vittoria 2,15% di podi

La Francia negli anni ’80 e i nomi per il presente e per il futuro

La Francia negli anni ’80, come già visto nel capitolo precedente riguardante le gare a tappe, era al Top grazie soprattutto a due nomi: Laurent Fignon e Bernand Hinault. L’occhialuto parigino, recentemente scomparso per un tumore al pancreas, riuscì in quel decennio a fare sue infatti, a livello di Classiche Monumento: 2 Milano -Sanremo, mentre il Tasso, oltre alla quantità di Grandi Giri, riuscì a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro una volta alla Liegi, una volta alla Roubaix e ben due volte al Giro di Lombardia (la prima volta nel 1979), e adesso dopo 30 anni, qualche erede sembra  spuntare all’orizzonte, vediamo i nomi più interessanti nel dettaglio:

Tony Gallopin (’88), cresce di gara in gara ed è corridore assolutamente da tenere d’occhio e nelle classiche fiamminghe e sulle pietre della Roubaix, ma soprattutto alla Liegi, dove se dovesse mantenere lo stato di forma visto tra Parigi-Nizza e Milano-Sanremo, potrebbe diventare uno dei maggiori candidati alla vittoria. Oltretutto con il 9° posto di domenica scorsa in via Roma, ottiene il suo miglior risultato in una Grande Classica. Non ha paura di attaccare, ha uno spunto veloce e i due anni in Radioshack al fianco di Chavanel e soprattutto Cancellara, sono sicuramente serviti per ottenere quel colpo d’occhio fondamentale in determinate corse. I due ex separati in casa Démare (’91) e Bouhanni (’90) entrambi velocisti ed entrambi capaci di lasciare il segno nelle volate dei grandi giri (ma Démare ha portato a casa anche un’importante successo nella seconda classica più importante del calendario francese dopo la Roubaix, ovvero la Parigi Tours), dopo aver mancato l’appuntamento con il successo alla Sanremo (dove l’ex pugile di origine magrebine ha terminato 6°) sono attesi al salto di qualità. Soprattutto il primo, attuale campione di Francia (maglia che l’anno scorso vestiva proprio il suo nemico ed ex compagno di squadra Bouhanni) è chiamato al pronto riscatto tra le pietre di Roubaix e Fiandre, mentre Bouhanni verosimilmente al via, sarà al suo esordio assoluto, ma entrambi per caratteristiche potrebbero rimandare l’appuntamento al 2016 con la Sanremo corsa probabilmente più adatta alle loro caratteristiche. Oltre ai già citati Rolland, Pinot, Barguil e Bardet, con soprattutto quest’ultimo molto adatto al terreno della Liegi, le speranze della Francia si ripongono su atleti più attempati come Sylvain Chavanel (anche lui per le gare sulle pietre, anche se è indubbiamente in fase calante) o l’eterno Thomas Voeckler, autentico idolo dei tifosi francesi, che proverà l’ennesima fuga da lontano tra Fiandre e Liegi (dove nel 2012 ottenne i suoi migliori risultati in una monumento, rispettivamente 8° e 4°). Da segnalare poi possibili outsiders come Turgot (classe ’84 un podio alla roubaix) che sarà verosimilmente insieme a Gaudin (’86 con un 5° al fiandre) l’atleta di punta della AG2R nell” ‘inferno del nord”, Ladagnous (’84 un 5° posto al Fiandre anche lui) della FDJ, l’attaccante nato Gautier (’87) per la Liegi, e l’interessantissimo Julien Alaphilippe (’92) corridore ancora tutto da scoprire, dotato di uno sprint molto interessante, fortissimo discesista, capace di difendersi sugli strappi, che in futuro potrebbe diventare un grande cacciatore di classiche (e non a caso corre nella ETIXX per antonomasia da decenni la squadra più forte al Nord)

E l’Italia come risponde?

bonifazio

Niccolò Bonifazio, per molti addetti è lui il miglior talento italiano per le corse di un giorno: riuscirà a portare a casa una Monumento nei prossimi anni?

Detto di Ulissi, che fra qualche giorno tornerà in gara puntando tutto sulle ardenne, la situazione nelle corse di un giorno non è molto rosea. Bonifazio (classe ’93) è considerato da tutti il miglior talento italiano per le gare di un giorno, soprattutto fra Sanremo (quest’anno 5°) e pietre (dove però in verità è tutto da scoprire), con lui c’è un altro Lampre, quel Davide Cimolai (8° a Sanremo quest’anno) pordenonese di 25 anni che alla Parigi Nizza si è tenuto dietro in uno sprint gente del calibro di Matthews e Coquard (altro francese interessante, ma per il momento più per le volate che altro) e che sarà uomo da seguire tra Fiandre e Roubaix. Ma entrambi devono fare esperienza. Da seguire anche gli ormai ultratrentenni Pozzato che farà da chioccia agli atleti sopra citati, vincitore di una Sanremo e già sul podio alla Roubaix e al Fiandre, Gasparotto (ultimo italiano a vincere una classica, ma non Monumento, l’Amstel del 2012) e già sul podio alla Liegi, Nocentini, Pozzovivo lo stesso Nibali e Giampaolo Caruso, tutti e 4 per la Liegi e i due BMC De Marchi (per la Liegi) e Oss (per Fiandre e Roubaix) i quali molto probabilmente dovranno abbandonare velleità personali per supportare i propri capitani (che portano i nomi pesanti di Philippe Gilbert e Greg Van Avermaet). Per motivi differenti meritano un discorso a parte invece Matteo Trentin e il duo della Bardiani Colbrelli/Battaglin. Se Trentin rischia di passare un’altra stagione ad essere quinto o sesto uomo Etixx al Nord (serve elencare quanti capitani sulle pietre potrà schierare lo squadrone belga, anche in contumacia dell’infortunato Boonen?), per i due corridori di Reverberi, sarà invece un’altra stagione che rischia di essere buttata via, almeno per quanto riguarda le grandi classiche, non avendo ottenuto la loro squadra gli inviti necessari in quelle corse. La speranza è che l’anno prossimo possano fare il salto in formazioni World Tour e nel caso che i loro destini possano essere più vincenti rispetto a quello di Sacha Modolo, altro atleta che dovrebbe figurare in questo elenco di possibili protagonisti nelle classiche, ma che invece sembra smarrito da un paio di stagioni (salvo qualche raro exploit) fra cadute, malanni e la sensazione di trovarsi di fronte ad un atleta poco affamato.

Francia e Italia quindi, che si trovano alla vigilia delle Grandi Classiche di primavera, tra Belgio e Francia, con buone speranze, ma con la sensazione che ancora una volta quel successo possa essere ad appannaggio di corridori del Belgio, dell’Olanda, della Germania, dell’Australia, della Spagna e della Svizzera o perché no, della nuova grande potenza del ciclismo, quella Colombia che di anno in anno, sforna talenti sempre più forti e completi

 

 

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