Giro delle Fiandre 2015: Pasqua è il giorno di Kristoff

Dopo aver dominato la tre giorni di La Panne, il norvegese Alexander Kristoff, attaccando dopo il Kruisberg, vince il Giro delle Fiandre 2015, mettendo nel carniere la sua seconda Monumento battendo allo sprint l’olandese Terpstra. 3° Van Avermaet e 4°Sagan. Da sottolineare il 5° posto del giovanissimo Benoot, classe ’94, con un futuro assicurato in queste corse. Migliore italiano Daniel Oss 11°, male Vanmarcke solo 53°

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L’ordine d’arrivo del Giro delle Fiandre 2015

 

 

Quando ci si prepara per un appuntamento romantico, capita che a volte non si chiuda occhio per intere notti a causa dell’emozione che provoca l’attesa. Quell’attesa che molto spesso poi si rivela più interessante del risultato finale. Ed è così che ci sentiamo un po’ delusi, dopo aver assistito al 99° Giro delle Fiandre; è questa la sensazione che ci rimane da una corsa, che esplode troppo tardi e quasi in maniera casuale, con una marea di corridori con le gambe all’aria dopo 230 chilometri di corsa, in cui un gruppetto di comprimari si è reso protagonista di una lunga fuga e in cui l’ammiraglia del cambio ruote Shimano prova a rubare a tutti il palcoscenico e il ruolo di protagonista (ci torneremo più tardi). Alexander Kristoff, vincitore della Ronde Van Vlaanderen, la corsa che per molti appassionati ed esperti è l’Università del ciclismo, conquista la sua Palma d’oro alla carriera e, sul traguardo di Oudenaarde, ottiene la definitiva consacrazione a grande di questo sport. Alexander Kristoff coglie l’attimo. Come nel collegio maschile Welton, insegnava il Professor John Keating, parlando di Orazio e delle sue Odi, coglie il momento giusto, involandosi ad una trentina di chilometri dal traguardo, verso una vittoria che molti alla vigilia avevano pronosticato. E 199 corridori rimangono con il cerino in mano.

La solita lunga fuga e il disastro targato cambio ruote Shimano

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Da twitter, l’incidente che ha messo fuori gara il povero Jesse Sergent, uno dei fuggitivi della prima ora

Per fortuna per i corridori, un po’ meno per qualche giornalista belga che sperava nel maltempo per aumentare la selezione e forse vedere qualche proprio corridore a braccia alzate (Vanmarcke e Van AVermaet su tutti), la giornata pasquale 2015 è soleggiata, non fa troppo freddo e non c’è troppo vento, clima ideale per i protagonisti delle due ruote, che per quasi 7 ore dovranno pedalare tra stradine beffarde e pericolose, limando spazi millimetrici per cercare il varco giusto in gruppo tra un corridore e l’altro, per cercare di stare in piedi sulle terribili pietre a schiena d’asino e sui durissimi strappi che caratterizzano questo tipo di percorsi. Dopo i primi chilometri volati alla solita media folle, un gruppetto di corridori riesce ad avvantaggiarsi sul resto del gruppo, svolgendo il ruolo di protagonisti delle prime ore di corsa, i loro nomi: Bak, Frapporti, Matzka, Brammeier (l’irlandese fa suo il traguardo volante che metteva in palio tanta birra quanto il peso dell’atleta), Sergent, Gaudin e Groenewegen, sette corridori in rappresentanza di sette nazioni e sette squadre diverse. Prendono subito un vantaggio che arriverà al massimo a toccare i 6’40”, perché da dietro il Team Sky, interpretando la gara come la tappa di un Grande Giro, sacrificando da subito Knees e Viviani, non lascia molto spazio alle intenzioni dei fuggitivi, cercando nel modo più semplice possibile di tenere cucita la corsa. E mentre sul Molenberg  a oltre un centinaio di chilometri dall’arrivo, ci prova un encomiabile Andrè Greipel, (non si contano i suoi attacchi e nel finale si incarica anche di guidare l’inseguimento) davanti il primo colpo di scena ce lo regala l’auto del cambio ruote neutro della Shimano, che in una manovra azzardatissima, affiancando i corridori in fuga, scambia il malcapitato Sergent per un agnello sacrificale e lo butta giù. Risultato: ritiro dalla corsa, clavicola fratturata per il neozelandese della Trek (non gliene va bene una alla squadra del buon Luca Guercilena) e orrenda figura in mondovisione.

Elisa Longo Borghini trionfa nella RVV al femminile e il cambio ruote Shimano tenta un secondo strike

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Da twitter: il secondo incidente che coinvolge l’auto del cambio ruote neutro, per fortuna per lo sfortunato Chavanel, nulla di grave

E mentre davanti i fuggitivi, restati in sei per l’incredibile incidente accorso a Sergent, affrontano una difficile sequenza di muri e tratti in pavé che mettono in croce le gambe dei corridori, Elisa Longo Borghini, nella gara femminile che si corre contemporaneamente, va a cogliere un incredibile successo, storico per l’Italia, difendendo i colori del team femminile di Bradley Wiggins. Quel Bradley Wiggins, tra i possibili protagonisti oggi, che invece, dopo essere caduto nei primi chilometri e aver cambiato un paio di volte la bicicletta, alzerà bandiera bianca nelle fasi decisive della corsa. Quando mancano circa 80km all’arrivo, parafrasando un noto film di fantascienza, la macchina del cambio ruote neutro della nota azienda giapponese Shimano, colpisce ancora: tampona la vettura della FDJ che stava soccorrendo un suo corridore (Sebastien Chavanel) che a sua volta butta a terra il povero francese (per lui per fortuna conseguenze meno gravi di Sergente, qualche escoriazione, ma ritiro dal Giro delle Fiandre). Come potete leggere fin’ora la corsa offre più spunti extra che altro.

La corsa si accende, ma le gambe sono quelle che sono

Tra Valkenberg e Berendries il gruppo continua a guadagnare terreno, mentre su Kaperij e Kanerieberg gli uomini davanti restano in due, i più forti: Damien Gaudin, uomo di punta della AG2R per queste corse e Lars Ytting Bak, danese specialista delle lunghe fughe, capace grazie ad azioni di lunga gittata, di vincere una tappa al Giro del 2012. Dietro, proprio sul duro strappo in asfalto di Kanarieberg, la corsa prova ad entrare nella fase decisiva; mancano 70 km circa e dopo una serie di attacchi e contrattacchi, un gruppetto di 11 uomini si avvantaggia sul gruppo: Selvaggi, Greipel (sempre lui), Jull Jensen, Broeckx, Martinez, Vanspeybroucke, Lobato, Docker, Thurau, Dillier e Van Keirsbulck che vanno a riprendere e poi staccare gli altri componenti della fuga del mattino, tranne i due bravissimi corridori sopra citati, ma la gloria dura pochissimo. Infatti, in prossimità del secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, mentre al traguardo mancano 56km , gli 11 evasi dal gruppo, vengono ripresi dal plotone tirato in maniera forsennata dagli uomini in nerazzurro del Team Sky.

Ancora 8 muri da scalare, sull’Oude Kwaremont i primi verdetti

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Il koppenberg, uno dei muri storici delle corse fiamminghe

Sull’Oude Kwaremont, mentre i primi due hanno adesso meno di un minuto di vantaggio, nel gruppo si vede la prima netta selezione, ci provano il campione belga Debuscherre, un altro belga, Yves Lampaerts e con loro un ottimo fino a quel momento Davide Cimolai, che forse ci illude, scollinando tra i primi sul vecchio Kwaremont, ma saltando nei chilometri successivi. Il gruppo è frazionato, ma lungo la discesa si ricompatta e affronta allungatissimo il Paterberg. Ancora in verità, non succede nulla di decisivo, l’impressione infatti è che le gambe in gruppo siano pesantemente affaticate dalle trenate degli uomini Sky. Davanti  Gaudin stacca Bak, ma la sorte dei due è segnata: da lì a poco, su uno dei muri più difficili e storici, il Koppenberg, verrano ripresi entrambi.

Sul Koppenberg esplode la corsa

Sul Koppenberg 14° dei 19 muri in programma, a meno di 50km dalla conclusione, una caduta taglia fuori dalla gara, purtroppo, il nostro Matteo Trentin, ci prova per l’ennesima volta Greipel e nel tratto più duro arriva il forcing di uno dei corridori più attesi del giorno: Stijn Devolder, unico fra i presenti, che in passato ha già portato a casa un Giro delle Fiandre (per la verità due). Con lui brillantissimi, Thomas (che vuole finalizzare il gioco di squadra del Team Sky) e il compagno di squadra Rowe, scollinano tra i primi anche Stybar, Terpstra, un ottimo Oss, Pozzato, mentre sembrano più nascosti Kristoff, Sagan e Van Avermaet.

La mossa decisiva

Il gruppo dei migliori adesso conta circa 25 unità e a sorpresa resta tagliato fuori Sep Vanmarcke, secondo un anno fa e uno dei favoriti della vigilia, ci prova il giovanissimo Lutsenko che resta in avanscoperta per una decina di chilometri e al suo inseguimento si lanciano il francese Sylvaine Chavanel e indovinate un po’?  Andre Greipel. Il gruppo dei migliori riprende i 3 fuggitivi e attraversa il Taaienberg, salita che spesso in passato ha messo le ali a Tom Boonen, ma che viene attraversato con enorme difficoltà dai corridori: chi ci prova infatti, fra cui il nostro Marco Marcato, rimbalza all’indietro. Si muovono anche i BMC con Greg Van Avermaet su tutti, ma il belga, che lo scorso anno di questi tempi sembrava pervaso da una condizione migliore, ha anche lui le gambe di legno e lo spettacolo non è quello che in passato è stato offerto da queste parti. E  così che, superato il Kruisberg, il monte del calvario, nel giorno di pasqua è un atleta di nome Kristoff che inventa l’azione decisiva. Parte lungo a 28 km dall’arrivo, come uno che qui ha fatto esaltare le folle , un certo Tom Boonen, a lui si accoda Terpstra e ci prova anche il corridore della Lampre Oliveira, autore di una grande gara fino a quel momento, ma il campione nazionale portoghese non riesce a raggiungere la ruota di due grandi passisti che oggi volano letteralmente. Dietro restano una ventina di corridori, nonostante le presenza di molte squadre rappresentate da più uomini (BMC e Lotto su tutti), restano a guardarsi fra di loro e per qualche chilometro, Greipel, sempre lui, si incarica da solo di guidare l’inseguimento, così i due di testa raggiungono un vantaggio decisivo intorno ai 30 secondi, che tale rimarrà fino alla fine.

Stybar fa lo stopper, Sagan e Van Avermaet si lanciano in caccia

Ultimi due muri, i due davanti collaborano senza intoppi, nonostante allo sprint fra Terpstra e Kristoff non ci sia proprio confronto, oltretutto considerando la forma strepitosa del vichingo in queste ultime settimane. Nell’ultimo passaggio sul vecchio Kwaremont, Thomas allunga, Stybar (che come un vecchio stopper degli anni ’80, chiude su tutti, in difesa del suo compagno in avanscoperta) gli va dietro, Sagan, Oss, Pozzato, Van Avermaet,, Devolder, un brillante Boom, il giovanissimo Benoot (classe ’94 e autentica rivelazione del giorno), Roelandts, Elmiger e Degenkolb restano attaccati, tutti gli altri tagliati fuori (già rimasti fuori da chilometri ormai i vari Paolini, Stannard, Vanmarcke, Ciolek e Cimolai), ma i battistrada volano e dietro, con poca sintonia, i 12 non riescono a rientrare. Sull’ultimo muro, il Paterberg, Kristoff e Terpstra sembrano faticare un pochettino, da dietro il tandem Van Avermaet-Sagan, tenta l’allungo decisivo, ma rimarrà intorno ai 15/20 secondi dal duo di testa, sino al traguardo

Chilometri finali, Terpstra collabora fino alla fine, Kristoff nella storia

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Terpstra e Kristoff in un momento decisivo della corsa (l’img p presa dal Twitter di Niki Terpstra)

I due potenti corridori di Katusha ed Etixx, che lo scorso anno vinsero rispettivamente Milano-Sanremo e Parigi Roubaix, si involano verso il traguardo, con Niki Terpstra che collabora fino alla fine, quando probabilmente avrebbe potuto giocare d’astuzia, rallentando il ritmo o saltando qualche cambio per sperare nel rientro dei due dietro (Sagan e Van Avermaet) per poi avere più possibilità di giocarsela, partendo nettamente battuto allo sprint contro il vichingo norvegese. Ma evidentemente in casa Etixx, la tattica si sono dimenticati di ripassarla e, per il 31enne di Beverwijk un secondo posto è comunque un traguardo importante per la sua carriera. Allo sprint, come volevasi dimostrare, non c’è storia. Kristoff va a vincere la sua seconda Monumento in carriera, dopo aver sfiorato il bis a Sanremo (superato a 25 metri dal traguardo da Degenkolb) e diventando il primo atleta del suo paese a conquistare la vittoria su questo traguardo, portando a tre le edizioni consecutive senza un belga vittorioso, per la seconda volta nella storia, dopo la tripletta di Magni del ’49, ’50 e ’51. Dietro Van Avermaet, che a 500 metri complice anche l’appiattimento della prospettiva causato della telecamera posta sull’arrivo, sembrava addirittura poter compiere un miracoloso recupero, stacca nettamente Sagan nello sprint per il terzo posto. Il campione slovacco si deve accontentare dell’ennesimo piazzamento (ma oggi lo assolviamo, ci è piaciuto soprattutto sull’ultimo passaggio sul Kwaremont) e al 5° posto finisce il giovanissimo Benoot: (di questo ragazzo ne sentiremo parlare) che a sua volta ha la forza di battere in uno sprint a due il forte olandese Boom. Chiuso il gioco delle coppie, arriva lo sprint valevole per il settimo posto di quel che restava del gruppetto degli inseguitori: lo vince Degenkolb, su Roelandts, Stybar ed Elmiger, che chiude le prime dieci posizione. Primo degli italiani Oss 11° subito davanti ad un ottimo Pippo Pozzato, 12° che nel finale però non ha le gambe per impostare il suo sprint.  Chiude addirittura 53° un deludentissimo Sep Vanmarcke. La settimana santa prosegue con la Parigi-Roubaix di domenica prossima dove i favoriti, sono sempre gli stessi e dove Alexander Kristoff, potrebbe scrivere un altro capitolo di questo suo incredibile biennio ciclistico.

 

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