Giro d’Italia 2015: Le Pagelle

WONDERFUL PIC BY @jeredgruber

Il Giro d’Italia 2015, si conclude con la vittoria annunciata e, a parte qualche incidente (nel vero senso della parola) di percorso, mai in discussione, di Contador. Ha visto l’Italia raccogliere un bottino di tappe interessante (9), con i successi di alcuni fra i migliori nomi del pedale nostrano: Formolo, Ulissi e Fabio Aru su tutti e ha visto finalmente l’esplosione con prime vittorie al Giro di Viviani e Modolo, oltre che il bel successo di Boem, unico rappresentante di una Professional ad aver raccolto un successo di tappa. Vediamo i voti al termine di queste tre settimane che hanno accompagnato tifosi ed appassionati, lungo la penisola.

Uomini di classifica

Contador 8,5 Gli avremmo dato 9, senza la mezza crisi sul Colle Delle Finestre, 10 se avesse accompagnato la Maglia Rosa con un successo di tappa, la lode solo in caso di clamorosa doppietta con il Tour. Vince il Giro più di testa che di gambe, sopportando un po’ di tutto, dalla caduta che sembra metterlo fuori gioco, ad una squadra vecchia, debole ed usurata che non lo supporta come dovrebbe. Fosse stato lui con la Astana, probabilmente avrebbe vinto il giro con 20 minuti di vantaggio. il 32enne pistolero castigliano, da attore consumato, bluffa nelle ultime due tappe sulla sua reale condizione, probabilmente non al Top come qualche anno fa e probabilmente pagando la grandissima rimonta sul Mortirolo (uno dei numeri più belli di questo Giro), ma la Astana non coglie e non approfitta. 2 giri, 2 tour e 3 vuelta nel palmares, quanto basta per entrare nell’olimpo dei più grandi di sempre.

Aru 8 Solo mezzo voto in meno di Contador che ha vinto? Siamo diventati dei Fabretti? No, il voto è meritato. Parte come favorito per il podio e come unico rivale dello spagnolo, ma strada facendo soffre un paio di crisi (sul Mortirolo quella più netta) che avrebbero potuto affondarlo. Il 25enne sardo però, resiste, soffre e nel finale di Giro, va a regalarsi (deve ringraziare anche le scelte dall’ammiraglia) due splendide vittorie che alla sua età non sono per nulla scontate, oltre che la Maglia Bianca. In futuro un Grande Giro sarà suo, su questo siamo pronti a scommetterci.

Landa 8 Terzo posto sul podio, due vittorie di tappa oltre che l’impressione di essere, anche più di Contador, l’uomo più forte in salita. Perde ogni possibilità di vincere (a sorpresa) il Giro, con una Cronometro troppo deficitaria, e la scelta di fermarlo sul Sestriere, quando va alla caccia del terzo successo di tappa e della Maglia Azzurra, gridano vendetta. Ma è così, siamo in Italia ed era troppo importante per sponsor e management, il successo di Fabio Aru. A 26 anni si inventa uomo da classifica, riuscisse a mantenere questa forza, soprattutto mentale, diverrebbe a settembre uno dei naturali favoriti per la Vuelta.

Amador 7,5  Mai un costaricense così in alto in un Grande Giro. Oltretutto si prende la briga di finire davanti alla schiera (per la verità quest’anno meno numerosa delle ultime due edizioni) dei colombiani che del Sud (ma anche del centro e Nord) America sono autentici mattatori. Approfitta di alcuni ritiri e di una Start List non di primissimo ordine, ma nella mediocrità dei piazzamenti fuori dal podio di questo Giro, si dimostra il più regolare, accarezzando a lungo il sogno del podio. Anche lui in difficoltà nelle ultime tappe di montagne, a quasi 29 anni apre nuovi spiragli e nuove prospettive per il suo futuro. Oltretutto a questo Giro ha dimostrato di essere atleta più che mai completo, anche se molti preferivano l’Amador sempre in fuga.

Hesjedal 7 La media fra una prima parte di giro da 5 e un finale clamoroso, dove va ogni giorno all’attacco, fa innamorare il pubblico (non solo quello italiano, su twitter è il nome più gettonato al termine delle tappe di montagna), sfiora diverse vittorie di tappa, pedala sempre con i migliori e chiude con un 5° posto che è il suo secondo miglior risultato di sempre in un GT (eguagliato il 5° posto del Tour 2010), dopo la sorprendente vittoria finale al Giro 2012. Quello che fa più riflettere è come il dinoccolato canadese sia entrato nel cuore del pubblico, con un 5° posto conquistando correndo sempre davanti, probabilmente sbagliando anche i tempi degli attacchi e con uno stile tutto suo in bicicletta. Dovrebbe far riflettere tutti quei corridori che partecipano ai Grandi Giri per ottenere una top ten, con tattiche sparagnine e senza mai farsi vedere. Ryder, Ryderone ormai per tutti, è un esempio da seguire.

Koenig 6 Ecco l’esempio di un atleta che con una tattica sparagnina, rosicchia posizioni su posizioni e alla fine conquista un silenziosissimo sesto posto, senza praticamente mettere mai fuori il muso. Un Mancebo come altri, con una buona propensione alla cronometro. Nulla di che, soprattutto in un Giro dove altri sempre all’attacco fanno innamorare e dove i nomi alla partenza lasciavano aperta la strada a molti per una possibile top ten. Buon per lui, buon per la Sky, un po’ meno per lo spettacolo.

Kruijswijk 7 Insieme ad Hesjdeal è protagonista di una seconda parte di Giro fenomenale dove anche lui sfiora la vittoria di tappa e soprattutto manca di pochissimi punti la vittoria della Maglia Azzurra. Una tappaccia a La Spezia, lo taglia fuori dalla classifica, lui, pedalando sempre con i migliori e non lesinando mai aiuti e sforzi, rimonta fino ad un ottimo 7° posto che va a migliorare il risultato ottenuto qui nel 2011 (quando fu 8° e anche quella volta sempre con i migliori in salita). 5° nella crono di Valdobbiadene, potrebbe tornare al Giro per provare a vincerlo ed essere così il primo olandese a conquistarne uno. Facile a dirsi, ma quando hai un motore del genere…

Caruso 6,5 Secondo italiano in classifica, ottiene un ottimo 8° posto finale anche lui correndo con regolarità à la Koenig (o à la Mancebo/Zubeldia). Forse, visto anche il notevole spunto veloce, lo avremmo preferito più vivace, cercando di cogliere magari un successo parziale. Ma il suo stipendio lo paga la BMC e gli ordini di scuderia evidentemente erano questi. Lui è bravissimo comunque, a non subire mai la cotta che avrebbe potuto toglierlo di classifica. Va a migliorare il 19° posto del 2013 sempre al Giro e il 9° dello scorso anno alla Vuelta. Considerato che ha ancora 27 anni potrebbe essere atleta su cui puntare per il futuro prossimo in un GT, ma attenzione, anche lui è un regolarista che non eccede in nessuna specifica e per vincere o finire sul podio in un GT, bisogna essere tra i 2/3 più forti o a cronometro o in salita.

Geniez 6,5 Un Francese in una top ten, visto il parterre del 9 Maggio, in pochi ci avrebbero scommesso. Lui è sempre lì e difende coi denti una ottima posizione che è anche il suo miglior risultato in carriera in una classifica finale di un GT, lui che qualche anno fa era una delle maggiori speranze del ciclismo francese, dopo la vittoria al Tour de l’Avenir. 13° lo scorso anno, 9° quest’anno, la Francia ha un altro nome interessante su cui puntare per i GT (oltretutto è un classe ’88, l’età è decisamente dalla sua). Nella memoria rimane anche il ”capolavoro” fatto nella discesa dalla Crosara, nella tappa di Vicenza, dove ha rischiato di cadere ad ogni tornante.

Uran 5  Il simpatico colombiano arriva al Giro forte di due podi nelle ultime due edizioni, ma un problema fisico rimediato alla vigilia (bronchite al Romandia) lo toglie dai papabili per il podio. Oltretutto al Giro le cose non vanno per il meglio nelle prime due settimane, dove una rovinosa caduta nella tappa di Imola, rischia di compromettere non solo la classifica, ma anche la salute del corridore. Nelle ultime due tappe conquista due piazzamenti alle spalle di Aru che danno fiducia nel caso anche lui voglia misurarsi al Tour, nonostante nella corsa francese, la starting list appaia di tutt’altro livello. Ma il simpatico Ciccio, corridore di classe e di tenacia, ci proverà, ne siamo sicuri.

Porte 0  L’ex simpatico australiano meritava un voto ancora più basso. Non fa nulla infatti nel periodo in cui rimane in corsa per entrare nel cuore dei tifosi italiani, a differenza di quello che un suo illustre connazionale e predecessore ha fatto negli ultimi anni (parliamo di Evans, altra classe anche al di fuori delle corse). Non concede interviste, dorme in un motorhome isolato e sterilizzato come fosse in quarantena. In corsa poi, dimostra di non conoscere nemmeno il regolamento. Giro da dimenticare dopo una prima parte di stagione da fenomeno delle corse a tappe di una settimana: tornerà nei ranghi a fare il gregario nei GT? Ci auguriamo di sì.

I vincitori di tappa

Gilbert 9 Classe cristallina come pochi e non solo in corsa. A differenza di altri onora il Giro con due splendide vittorie. Amato sia in gruppo che tra i tifosi, un motivo ci sarà? Grazie di esistere, Pippo Vallone.

Modolo 8 Finalmente si sblocca, cogliendo al volo la possibilità che tante assenze di rilievo gli regalano. Lui poi essendo non solo velocista, può, nel prossimo futuro, puntare anche a bei successi su percorsi più impegnativi (Sanremo, Amburgo, Tours)

Viviani 7 Vince una bella volata ad inizio Giro, poi fatica a mettere vicino piazzamenti nelle poche occasioni per gli sprinter. Ma lui è un talento puro del ciclismo italiano ed è l’unico che riesce ad ottenere successi importanti sia in pista che in strada: teniamocelo stretto.

Zakarin 7 Arriva al Giro come spauracchio per la classifica, dalla quale però ne esce praticamente subito. SI rifà con una incredibile vittoria ad Imola, sotto il diluvio (curiosità, l’ultima vittoria russa e Katusha al Giro, fu di Belkov,  nella tappa di Firenze nel 2013, sempre sotto il diluvio e sempre davanti a Betancur) e con un attacco importante nella tappa col Colle delle Finestre. Vedremo se sarà solo un fuoco di paglia.

Intxausti 6,5 Esce di classifica anche lui, ma una bella vittoria di tappa a Campitello Matese (e sono due per lui in totale al Giro) più la lotta per la Maglia Azzurra fino all’ultimo giorno, gli danno un ampia sufficienza per un Giro che poteva prendere una piega peggiore.

Greipel 6 Vince una volata e dopo pochi giorni si ritira. Peccato, lo avremo visto bene in lotta per la Maglia Rossa.

Kiryenka 6,5 Impalpabile nei primi giorni, si rifà anche lui con la splendida vittoria nella crono di Valdobbiadene. Zitto zitto nella sua carriera diventano tre le vittorie di tappa al Giro: niente male.

Formolo 7,5 Classe cristallina, forse nel panorama azzurro, il più interessante prospetto. Vince una tappa con un azione fatta di intelligenza, senso tattico e grandi gambe. Prova finché può a fare classifica, lui che era all’esordio di un Grande Giro. Simpatico anche nelle interviste: futuro assicurato.

Ulissi 6,5 Due vittorie l’anno scorso, quando era in forma smagliante, qui fa più fatica, ma estrae dal cilindro del suo enorme talento, una volata maestosa in quel di Fiuggi, a dimsotrazione di esser euno dei migliori corridori su certi arrivi. Adesso però lo attendiamo al salto di qualità, iniziando da una bella conferma al campionato italiano.

Polanc 7 Una delle 4 vittorie della Lampre, porta la firma di questo classe ’92 che in salita può diventare osso duro per tutti. Dopo la vittoria di tappa, si adagia un po’  (ma d’altronde gli sloveni sono spesso così) e praticamente scompare dai radar, ma anche con lui la Lampre per il futuro (e il presente vista la bella vittoria) ci ha visto molto bene.

Keisse 7 MIracolo a Milano, la sua vittoria di tappa che salva il bilancio della Etixx.

Tiralongo 7 4 vittorie in carriera, 3 al Giro. Miglior luogotenente possibile per qualsiasi squadra. Fedelissimo di Aru, lo rivedremo al Tour?

Matthews 6,5 Vince per il secondo anno consecutivo una tappa in Maglia Rosa, fatto non banale: l’ultimo a riuscirci è stato Marco Pantani nel biennio 98/99. Resta l’amaro in bocca per averlo visto di nuovo ritirato alla vigilia delle grandi montagne.

Boem 7 La fuga più bella del Giro, quella che vede a Forlì la vittoria del veneto della Bardiani. 7 anche ai suoi 4 compagni di fuga: Gatto, Malaguti, Marangoni e Busato.

Altri

Visconti 7,5 Prova a fare classifica senza fortuna (un 18° posto che non aggiunge nulla alla sua carriera), ma la bella fuga nella tappa valdostana, gli regala per il rotto della cuffia una lucente Maglia Azzurra. Lo vogliamo in questa forma fra pochi mesi, con un’altra Maglia Azzurra, quella della nazionale dove con questa grinta potrà rivestire un ruolo molto importante.

Nizzolo 6 Finisce il Giro con l’ennesima serie di secondi e terzi posti, questa volta però porta a casa la Maglia Rossa. Si sbloccherà prima o poi e sarà una corsa importane, ne siamo sicuri.

Boonen 3 Che delusione. Viene a fare il turista, si ritira e poi va a vincere una tappa al Giro del Belgio. Lo ammiravo, ma dopo questa comparsata al Giro dove manca di rispetto ai suoi molti tifosi italiani…

Betancur 6 Un anno e mezzo senza farsi vedere, poi in questo Giro, va in fuga quasi ogni giorno, perde peso e acquista smalto. Chiude con un 20° posto in classifica che può essere un buon punto di partenza, se confermerà  la voglia di faticare vista a questo Giro

Felline 6,5 Il ”tuttologo” come è stato definito, cresce su ogni terreno, ma ci piacerebbe vederlo chiudere a braccia alzate più spesso, visto il suo notevole spunto veloce.

Tutti gli attaccanti 8 Bandiera in testa, voto 8 a tutti i corridori, vincenti e non, visti all’attacco in ogni tappa

Le squadre

Astana 8 5 vittorie di tappa, due uomini sul podio, la Maglia Bianca, la Maglia Azzurra sfiorata, la vittoria nella Classifica a Squadre, eppure lasciano l’amaro in bocca per qualche scelta. Su tutte quella di fermare il meritevole Landa lungo il Sestriere, per permettere la vittoria del più pubblicizzato Aru (ma vai a dargli torto). Per il resto è la squadra nettamente più forte e al Tour il roster kazako sarà ancora di prima scelta. Ci sono squadre costruite per le Classiche, altre costruite per i Grandi Giri e l’Astana interpreta benissimo questo ruolo, rendendo ogni giorno la corsa dura nel tentativo di isolare Contador e di consolidare il podio dei suoi due alfieri. Oltre ad Aru, Landa e Tiralongo, molto bene tutti gli altri: Kangert cresciuto tantissimo nel finale di Giro, fino a conquistare una top 15, Zeits e Malacarne ottimi in pianura, Luis Leon Sanchez su tutti i terreni, Cataldo e Rosa che si sbattono come uno zabaione, ra i migliori gregari in salita, chiudono anche loro con una onorevole top 25, a dimostrazione della netta superiorità del treno celeste (6 corridori tra i primi 25! Se non è un primato poco ci manca)

Tinkoff 4 Contador in montagna è praticamente sempre da solo, Kreuziger floppa pesantemente, quando sarebbe potuto essere anche uomo da primi 5 posti in Classifica Generale, Basso e Rogers (con il secondo nettamente meglio rispetto al varesino) sono vecchi e logori, si salva alla grande Manuel Boaro che compie un lavoro fondamentale tra la discesa dell’Aprica e il Mortirolo.

Sky 6 La media per l’ottimo voto alle vittorie di Viviani e Kiryenka e il voto molto negativo per aver bluffato su Porte, inadeguato in una corsa logorante come il Giro. Al Tour dovranno suonare un’altra musica, altrimenti saranno dolori.

Lampre 9 4 vittorie di tappa con 3 corridori diversi è quasi la perfezione. Perfezione che non raggiungono per non aver avuto in classifica nessun uomo (molto male Niemec).

Androni 5,5 Tutti i giorni all’attacco non basta, ma in generale le Professional a questo Giro, hanno faticato più del previsto.

Bardiani 5,5 Boem salva la baracca, Pirazzi prova a fare classifica, ma cosa sta succedendo a Colbrelli, Battaglin e Zardini? Bene invece Bongiorno, che chiude in crescendo.

BMC 7 Onora il Giro grazie ad un grande Gilbert e con Caruso e Atapuma riescono a fare classifica.

Movistar 7,5 Non stravincono tappe su tappe come il recente passato, ma arrivato qui senza  avere uomini di classifica. Chiudono con Amador 4°, Visconti in Maglia Azzurra e Intxausti protagonista. La squadra di Unzue c’è sempre, su ogni terreno.

Team Cannondale 7 Vincono con Formolo, e sono sempre all’attacco. Hesjdeal e Slagter, appena possono ci provano, la squadra americana rimedia ad una brutta primavera con un ottimo Giro d’Italia.

Etixx 5 La vittoria clamorosa di Keisse a Milano, salva lo squadrone belga da un sicuro 3 in pagella. Arrivati qui con una formazione di serie C, fatta eccezione per Uran, i belgi di Bramati schierano Meersman e Boonen quasi come a fare un favore al sottoscritto: deludentissimi.

 

 

 

 

 

 

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