Giudice Valverde: ”La Liegi sono io”

La volata di Valverde (l'immagine è tratta da http://www.teamsky.com)

Valverde, misure da Gigante

La 101^ edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, regala al 35enne murciano  Alejandro Valverde, l’invito a sedersi a tavola con i più grandi corridori delle corse di un giorno, almeno quando il tema della cena è ”le Ardenne”. La vittoria di ieri infatti, gli permette di diventare il terzo uomo nella storia, dopo Merckx ed Argentin, ad avere vinto almeno 3 volte sia la Freccia Vallone che la Liegi Bastogne Liegi e i numeri per lui in queste corse diventano impressionanti. Terza vittoria alla Liegi e terzo assoluto in questa graduatoria, sesto podio totale, secondo assoluto,  seconda doppietta nello stesso anno Freccia/Liegi, come solo Ferdi Kubler prima di lui (nemmeno il grande Eddy Merckx in carriera è riuscito a realizzare due volte la doppietta). In più vincendo a sette anni di distanza dalla sua seconda Liegi, batte il precedente record che apparteneva a Kelly e Vinokurov entrambi vincitori della Liegi a 5 anni di distanza l’una dall’altra: numeri da grandissimo di questo sport.

Cronaca di una noia annunciata

brambillino

Tra le tante cadute, uno dei più malconci è Gianluca Brambilla, per lui probabile forfait al Giro d’Italia

Ma non è tutta storia da scrivere nei libri, né da comporci un romanzo, anzi. La corsa di ieri riesce infatti nella spiacevole impresa di risultare ancora più noiosa di quella che lo scorso anno vide un nutrito gruppo di uomini andare a giocarsi lo sprint dove alla fine si impose un corridore capace di mettere in fila tutti anche alla Sanremo, facendo venir meno il concetto di ”Liegista” e soprattutto mortificando quella che fino a poche stagioni fa era una delle classiche più spettacolari e dure di tutto il calendario ciclistico. Un brodino riscaldato, partito però con i migliori ingredienti per rendere la corsa più selettiva possibile. Pronti via e lungo i saliscendi della zona industriale di Liegi, che caratterizzano il percorso, si annuncia pioggia (che arriverà nel finale) e parte una fuga molto interessante di 8 uomini, all’interno del quale uno in particolare che da molto fastidio e che infatti costringerà il gruppo a non prendersela comoda: parliamo di Diego Ulissi, corridore che da un po’ di stagioni è in assoluto una delle massime speranze del ciclismo italiano per questo tipo di corse. Con il toscano portacolori della Lampre, troviamo Cesare Benedetti, colui che della fuga ne ha fatto uno stile di vita, Matteo Montaguti, punto di riferimento sempre importante per i suoi compagni di squadra dell’AG2R, con loro Quaade (famoso al di fuori del gruppo, anche per i suoi baffi), Turgis, Minnaard, Chevrier e Vergaerde. Per qualche chilometro, tagliato fuori dalla fuga, ci prova il velocista della LOTTONL, Moreno Hofland, che dopo essere stato a bagnomaria per un po’ di chilometri, non riuscendosi ad agganciare, decide di alzare bandiera bianca. Dietro il gruppo controlla, la fuga, con dentro atleti quotati come Ulissi, soprattutto, ma con gli altri due italiani da prendere con le pinze, non decolla e il vantaggio massimo arriverà a toccare i quattro minuti, ancora prima di entrare nella fase calda delle cotes, contrassegnate sulla cartina come GPM (perché in verità dalla partenza all’arrivo non c’è un metro di pianura). In testa al plotone si schierano l’armata celeste di Vincenzo Nibali in particolare, aiutati di tanto in tanto dagli uomini Europcar (per Rolland), Movistar (per Valverde) e Katusha (per il trio Rodriguez, Moreno, Caruso). Ma sono proprio gli uomini Astana, sulla Haute-Levée, ultima ascesa del trittico Wanne, Stockeu e Haute-Levée a rompere gli indugi. Ripresi gli uomini al comando, che nel frattempo avevano perso pezzi, fino a ridursi a 5, ci provano Grivko prima e poi Kangert, con un azione che sembra poter davvero fare del male a molti. Davanti  si forma un interessante drappello di una ventina di uomini, ma sul finale della cote, va via un interessante quintetto formato da due Astana (Scarponi e Kangert), da un altro italiano (Boaro della Tinkoff) e da due colombiani, Chaves della Orica e Arredondo della Trek. Sul Col du Rosier, restano però solo in tre, si staccano infatti Arredondo e Boaro, Kangert fa un grande ritmo e porta il vantaggio sul gruppo a quasi un minuto ,gruppo adesso costretto a reagire. Ma poco prima della Redoute, arriva il primo colpo che cambia un po’ la corsa, in una curva veloce verso destra, il gruppo sbanda e a terra finiscono molti corridori, fra cui Dani Martin (ancora una volta) e Simon Gerrans che si rialzerà e finirà a terra di nuovo pochi minuti dopo: annata nera anche per l’australiano!

La Redoute è mortificata

redoute

La redoute a passo d’uomo (l’immagine è tratta da www.teamsky.com)

Nella discesa del Col du Maquisard, come detto, una caduta fa fuori molti pretendenti e spezza il gruppo in diversi tronconi, ma non sapremo mai se è quella la causa di una Redoute mai così mortificata. Davanti infatti se i 3 continuano ad involarsi e scollineranno con una trentina di secondi di vantaggio, il gruppo dietro affronta uno dei luoghi più importanti della storia del ciclismo ad andatura cicloturistica: e sì che mancano soli 34 km. Ci prova il solo Siutsou, bielorusso della Sky, nel tratto di falsopiano che intercorre tra la cima e la discesa, mentre tutti i big o presunti tali si guardano fra di loro.

Tutti in carrozza!

podioliegi

Il podio della Liegi: Presente, passato e futuro di queste corse

Nella discesa prima della Côte de la Roche-aux-Faucons, altro punto decisivo, vengono ripresi i tre davanti, inizia a piovere e sulla penultima côte di giornata ci provano Giampaolo Caruso e Kreuziger che scollinano con pochi secondi su un gruppo ancora abbastanza folto e sonnecchiante. In un tratto di falsopiano Fuglsang si riporta sui due davanti con estrema facilità e i tre provano ad involarsi verso il traguardo. Dietro si sgancia un drappello di uomini molto interessanti, fra i quali Alaphilippe, Rui Costa, Samu Sanchez, Moreno, Visconti e Bardet, ma prima del Saint Nicolas, la salita degli italiani, c’è di nuovo tempo per rimescolare le carte. Tutti assieme di nuovo e nelle prime rampe si nota Vincenzo Nibali mangiare: cattivo segno! Sulle rampe più dure forcing ancora di Giampaolo Caruso e alzano bandiera bianca prima Gilbert, poi Kwiatkowski e Gallopin, Nibali prova un timido attacco, ma è solo un fuoco di paglia, il siciliano infatti rimbalza all’indietro e finirà per staccarsi. Ed è così che ci si invola verso gli ultimi chilometri con un drappello di una 15ina di uomini che si andrà a giocare la volata, con dietro il tentativo di Gasparotto, Nibali e Weening di ricongiungersi al gruppo davanti. Il gruppo porta in carrozza Valverde a giocarsi lo sprint, in particolare la Katusha, Caruso tiene alta l’andatura fino alle rampe finali di Ans, Moreno prova ad anticipare tutti a 700 metri dal traguardo, ma Valverde, intelligentemente, primo fa sfogare il suo connazionale  e poi mette le marce superiori e dopo la curva che immette nel rettilineo finale, va a conquistare il 62° successo di della carriera. Alle sue spalle finiscono nell’ordine Alaphilippe, talento cristallino e vera e propria sopresa di questa stagione sulle Ardenne che a soli 22 anni, riporta sul podio la Francia alla Liegi, 17 anni dopo Jalabert e conquista il secondo podio in 4 giorni dopo la Freccia, terzo Rodriguez, che forse come visto già alla Freccia, inizia a perdere smalto ed è l’ennesimo piazzamento per lui qui (2° nel 2009 e nel 2013), 4° un ottimo Rui Costa, già 4° all’Amstel che salva la spedizione Lampre sulle Ardenne, 5° Kreuziger il più in palla dei Tinkoff e capace di fare anche un ottimo sprint, 6° Bardet, e quindi altro giovane francese che qui si potrà togliere grandi soddisfazioni, davanti ad Henao, Pozzovivo, 8° e primo degli italiani, mentre chiudono la Top Ten Fuglsang e Dani Moreno. Da sottolineare l’11° posto del giovane sudafricano Meintjes (clsse ’92 anche lui) che ci aveva anche provato sul Saint Nicholas e che dimostra di essere atleta in grandissima crescita. Gli altri italiani chiudono con dignitosi piazzamenti, anche se ormai siamo anni luce dai trionfi degli anni ’80/’90 e 2000: 13° NIbali, 15° Caruso e 16° Gasparotto. Da sottolineare anche il buon 32° posto di Davide Formolo, al suo esordio qui e migliore di una sfortunata Cannondale che ha visto i suoi uomini migliori finire a terra prima della Redoute (oltre a Martin anche Haas).

Si chiude dunque la spedizione primaverile nelle grandi classiche del centro-nord europa, noi appassionati, sempre con il massimo rispetto nei confronti dei corridori, ci auguriamo che con il 9 maggio, data d’inizio del Giro d’Italia, il trend di un ciclismo che sta offrendo corse sempre meno spettacolari possa essere invertito.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*