Parigi-Roubaix 2015: Degenkolb nella storia

Con un azione di rara intelligenza a meno di 10 chilometri dall’arrivo che gli permette di rientrare sui fuggitivi, il tedesco John Degenkolb, dopo aver vinto la Milano Sanremo 2015, riporta in Germania la Parigi-Roubaix dopo 119 anni ed è il primo 29 anni dopo Kelly, a vincere nello stesso anno le due corse. Completano il podio Stybar e Van Avermaet. Come al Giro delle Fiandre, nessun italiano nei primi 10.

Cronaca della Parigi-Roubaix 2015

Pietre, sabbia, asfalto sconnesso, cadute, vento, sofferenza, facce che sembrano appena uscite da quelle miniere che fanno da contorno ad una zona che, se non fosse per la magia che questa corsa regala ogni anno da oltre un secolo, sarebbe triste e sconsolata come la faccia  dei corridori che finiscono dal secondo posto in giù. Gloria, capolavoro tattico e di gambe, colpo di genio e un sorriso che fino all’anno scorso lo associavamo ad un curioso baffetto, adesso ad un già più tipico pizzetto. John Degenkolb, 26enne proveniente da Gera ex DDR, mette  il sigillo ad una stagione che il 12 aprile potrebbe tranquillamente concludersi qui: doppietta Sanremo/Roubaix come i soli  Cyrille Van Hauwaert (1908) e Sean Kelly (1986) prima di lui e secondo tedesco nella storia dopo 119 anni a vincere questa corsa (era il 1896 quando vinse Fischer). Tanta sofferenza per tutti, per 200 corridori, 200 eroi, alcuni non ce la fanno ad arrivare fino al velodromo (anche se è stata una edizione meno selettiva di altre), altri lasceranno sull’asfalto e sulle pietre, ossa e lembi di pelle. Tanti arriveranno al velodromo di Roubaix pieni di ferite, ammaccature, alcuni per diversi motivi scoppieranno in lacrime, mentre per strada un pubblico eccezionale e numeroso, accompagna una giornata spettacolare, baciata dal sole e dagli dei, perché solo qualcosa di superiore, può essersi inventato una co(r)sa del genere.

La fuga di giornata e l’attendismo del gruppo

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Troisvilles to Inchy, primo settore di pavé che dà tradizionalmente il via all’Inferno del Nord

La Parigi-Roubaix parte nella tarda mattinata con condizioni meteo quasi perfette. Il sole domina dall’alto e un bel venticello spazza via le nuvole cariche di pioggia, che solo qualche giorno prima avevano bagnato e in alcuni tratti allagato, il percorso. I corridori rendono grazia con un inizio col botto, si registra nelle primissime fasi una media di 60 chilometri all’ora, con la prima ora corsa a quasi 50. La fuga di giornata prende corpo dopo una serie di numerosi tentativi, i 9 eroi saranno: Gougeard (di questo francese ne sentiremo parlare sulle pietre), Saramotins (che chiuderà con una spettacolare top 15 dopo essere stato in fuga tutto il giorno), Matzka (tra i protagonisti della fuga di giornata anche al Fiandre), De Clerq, Rast, De Bie, Backaert, Perychon e Blythe. Il loro vantaggio toccherà intorno all’ottantottesimo chilometro quasi 10 minuti, ma da lì in poi, ad una decina di chilometri dal vero e proprio ingresso nell’Inferno del Nord, con Etixx, LottoNL, Bmc e Sky attive davanti al gruppo, scenderà, anche se per riprendere l’ultimo superstite della fuga, Gougeard, ci vorrà parecchio tempo. I primi settori passano senza colpo ferire, le armi vengono lasciate nelle faretre e come spesso accade in questo sport, qui in maniera ancora più netta, le note da rimarcare arrivano dalla cadute, dalle forature e dagli incidenti meccanici. Il primo nome importante è quello di Devolder che nel settore n°24, va per terra ed è costretto a lasciare la corsa. Cadono altri corridori, tra i quali il nostro Malori che assaggia l’asfalto, ma non le pietre. A terra ci finisce un paio di volte anche Liuwe Westra, arrivato qui direttamente dal Giro dei Paesi Baschi, per essere uomo importante per Lars Boom, capitano dell’Astana. Intanto i settori passano, in gruppo per il momento vince l’attendismo, anche se assicuriamo tutti che la fatica su queste strade si fa, pur non vedendo nessuno attaccare da lontano.

Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore

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Parigi-Roubaix 2015: una delle tante cadute

Arriva Arenberg, storia di questo sport, storia dello sport in generale. Davanti i 9 procedono in perfetto accordo, mentre dietro in gruppo, non c’è grossa selezione. Negli anni c’è sicuramente stato un grosso livellamento, purtroppo i protagonisti spesso mancano di fantasia e piuttosto che rischiare di saltare a 90 km dalla conclusione preferiscono marcarsi e controllarsi. In più aggiungiamoci che mancano i due grandi dominatori degli anni 2000, coloro che dal 2005 alla scorsa edizione hanno portato a casa 7 Roubaix, scontato che si tratta di Boonen e Cancellara. Ed è così che il passaggio dalla Foresta di Arenberg si trasforma in qualcosa di  facilmente dimenticabile, con l’ottimo Haussler (che però da lì a poco alzerà bandiera bianca per una caduta) che si prende la briga di uscire per primo in testa al gruppo, marcato dagli ottimi Oss (niente da fare anche per lui, finirà nel fosso pochi chilometri più avanti e abbandonerà ogni velleità) e Van Avermaet, con un brillantissimo Trentin nelle prime posizioni. Mentre gli Sky con Wiggins e Thomas escono dalla foresta, molto più indietro.

Un TGV passa più volte nella vita

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Parigi-Roubaix 2015: si rischia la tragedia

E poi si rischia il patatrac. Il ciclismo nella sua ”settimana santa” sembra aver trovato il modo per farsi pubblicità in maniera extra sportiva. Settimana scorsa l’auto del cambio ruote shimano, come posseduta, butta a terra un paio di corridori, ieri si rischia la tragedia con il (solito) passaggio a livello che si abbassa in piena corsa e con alcuni corridori che invece di fermarsi, come da regolamento, attraversano le sbarre, come aspiranti suicidi e rischiano di farsi investire. Davanti succede che, fra mille polemiche, i giudici corsa decidono di rallentare quelli che regolarmente avevano attraversato l’incrocio, per aspettare quelli rimasti dietro e in serata invece, non verrà rispettato il regolamento che vorrebbe squalificati gli atleti che incautamente avevano attraversato le sbarre.

Inizia la bagarre?

etxxA circa 80 km dall’arrivo, prima di entrare nel settore n°16, va a terra anche Geraint Thomas e anche lui abbandona ogni sogno di gloria, mentre in gruppo la Lotto con Greipel  e la Etixx trascinata dal nostro virgulto, Matteo Trentin, molto attivo in testa al gruppo e dal belga Guillame Van Keirsbulck, cominciano a fare sul serio,  Fuoco di paglia o scoppia un vero incendio? Il gruppo nonostante le accelerazioni resta compatto, ma guadagna molto sui fuggitivi che restano in 8 (nel frattempo si era staccato il giovane belga della Lotto De Bie). Dietro fora Haussler in una fase calda, perché davanti la Etixx, nel difficile settore n°14 che porta da Tilloy a Sars-et-Rosières e contrassegnato da 4 stellette di difficoltà, riprova il forcing, sempre con Trentin e Van Keirsbulck, ma anche con Vandenbergh, Terpstra e Lampaert, tutti davanti e tutti della Etixx, ma con Sagan e Degenkolb svegli e attenti a prenderne subito le ruote. Il gruppo si divide in più tronconi, con Kristoff che soffrirà tutta la corsa, che rimane intruppato dietro, Pozzato che fora in un momento decisivo e da lì in poi non riuscirà più a recuperare e con Wiggins, alla sua ultima gara della vita, su strada, che corre attento, ma troppo indietro.

Greipel, ancora Greipel

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L’attacco di Vandenbergh

Settore n° 11, meno di 60 chilometri all’arrivo, attacca ancora Greipel (come al Fiandre anche qui grande protagonista, ma con un nulla di fatto alla fine) e con lui ancora la Etixx e ancora Van Keirsbulck e Trentin, i più attivi nella prima parte di gara. In una curva in pavé vanno per terra Vansummeren (che si rialza) e Breschel, che ne esce malconcio e davanti attacca Sagan, mancano 50 km, ma anche qui sembra più una di quelle finte che non vanno a buon fine, marcato stretto dagli Sky e successivamente dai sempre presenti Etixx (ancora con un ottimo Trentin che prova anche l’allungo) e Lotto, Sagan si rialza prima di approcciare il secondo momento chiave della gara: Mons-en-Pévèle. Mancano 45 all’arrivo e se davanti i fuggitivi restano in 5 (adesso sono: Backaert, Saramotins, Rast, Gougeard e Declerq), dal gruppo evade Stijn Vandenbergh, indicato alla vigilia come favorito numero 1 da Tom Boonen e che per qualche chilometro rischia anche di fare il colpaccio. Il gruppo, rimasto un po’ sorpreso in un primo momento, ri-inizia a fare sul serio, lanciandosi in caccia. La sorte dei fuggitivi sembra segnata, ma dietro Vandenbergh si organizzano i Lotto, ma soprattutto FDJ con Offredo che fa il diavolo a 4 per il suo compagno Démare e per non far prendere troppo spazio a Vandenbergh, atleta pericolosissimo sul passo. Ma anche la sorte di Démare è segnata, così dopo la foratura nei momenti chiave, prima a Sanremo e poi al Fiandre, non poteva farsela mancare anche a Roubaix e i francesi sono costretti a rimandare l’appuntamento col successo anche stavolta. Dietro si entra nel settore n°7, sono i Lotto adesso a comandare con Bak che finisce lungo e addosso agli spettatori in una curva e con Sieberg, Roelandts e Greipel, sempre attivi in testa al gruppo.

Eccolo, Sir!

quinziato

Parigi-Roubaix 2015: uno dei tanti attacchi di una corsa senza controllo

Il belga della Etixx, riprende man mano i fuggitivi di giornata, sempre più sgranati, mentre da dietro si avvantaggia un quartetto di specialisti, con Debuscherre, Quinziato, Wynants e Sinkeldam. A 32 dall’arrivo parte Wiggins. Il Baronetto, capace in carriera di vincere medaglie mondiali e olimpiche su pista e su strada e di consacrarsi come uno dei più grandi di sempre, vincendo il Tour de France nel 2012, decide di lasciare il segno nella sua ultima apparizione qui a Roubaix, che è anche l’ultima gara per lui su strada. La condizione probabilmente non è delle migliori, ma lui decide di evadere, e, in compagnia di Debuscherre, vanno a riprendere in un men che non si dica, Vandenbergh ai quali si aggiunge successivamente Stybar. Ma questi 4 fanno troppa paura. Lotto sempre attiva, Katusha, Astana e BMC fanno il forcing e i contrattaccanti non vanno molto lontano, anche se Wiggo per qualche chilometro ha fatto sognare. Davanti intanto a 26 dall’arrivo continua la splendida marcia dei fuggitivi.

Carrefour de l’arbre

vanmarcke

Ci prova anche Vanmarcke, ma senza successo

Tante scaramucce in gruppo, prima dell’approccio al decisivo Carrefour de l’Arbre. Ci provano Vanmarcke (anche lui forerà però in un momento decisivo) e anche Van Avermaet e, mentre davanti restano in 4, riescono a fuggire Roelandts e Bozic e ancora una volta, dopo l’attacco di Vandenbergh prima e di Wiggo poi, alcuni pensano che sia il momento decisivo, forse perché chi ha memoria sa che alla Roubaix ogni attacco è quello potenzialmente vincente. Il belga della Lotto, approccia davanti ed esce sempre in testa, il settore n°4, Carrefour de l’Arbre, ma non fa la differenza: dietro infatti, si muovono uno splendido Marcato, migliore dei nostri a fine gara e il gruppo dei migliori che adesso conta una ventina di corridori e che nel frattempo ha ripreso gli ultimi 4 fuggitivi.

L’attacco decisivo

marcato

Marcato, splendida Roubaix la sua, sarà 22° alla fine

Ai -12 arriva l’attacco decisivo, partono Greg Van AVermaet, splendido protagonista in ogni corsa in cui attacca il pettorale e il giovane Etixx Lampaert, atleta che nei prossimi anni qui, potrà dire seriamente la sua. Il gruppo che insegue è formato da meno di 20 corridori e da dietro arriva il capolavoro tattico e di gambe di John Degenkolb. Il tedesco infatti, dapprima sgancia il suo compagno di squadra De Backer, lo usa come punto di riferimento, lo riprende, lo stacca a e ai -7 dall’arrivo piomba sul duo di testa. Dietro si sganciano 4 atleti, mentre per il resto del plotone è ormai finita la corsa al podio. I 4 dietro sono Boom, Stybar, Elmiger e un sorprendente Keukeleire, ex astro nascente del ciclismo belga che, quando meno ce lo si aspetta, tira fuori una delle migliori gare della carriera.

Degenkolb nella storia, in una volata senza storia

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Van Avermaet, 3° sette giorni fa al Fiandre, 3° anche alla Roubaix

In prossimità di Roubaix, rientrano alla spicciolata, prima Stybar, poi Boom e poi gli altri due componenti del gruppetto di fuggitivi. Entrano in sette nel Velodromo, per una magnifica volata che Degenkolb fa sua senza troppe difficoltà, con Stybar che va a conquistare il suo primo podio in carriera in una Momento, mentre l’ormai eterno piazzato Van Avermaet che scoppierà anche in lacrime, l’ennesimo podio di una carriera ormai sempre più alla Poulidor. Ai piedi del podio Boom, poi un sempre più sorprendente Elmiger 5° con Keukeleire e Lampaert a chiudere il gruppetto di testa. Dietro  volata del gruppo anticipata dall’ottimo Rowe, che alla fine sarà il migliore del Team Sky che chiude davanti a Debuscherre e con qualche secondo davanti a  Kristoff che insieme a Degenkolb era il grande favorito della vigilia, ma che soffre oltre modo questa corsa come dichiara a fine gara, prendendosi comunque il lusso di vincere la volata del gruppetto e di chiudere con una onorevolissima top ten. 11° Vanmarcke, 13° Saramotins, splendido, in fuga sin da inizio gara e capace di restare con i migliori, 17° Senechal, 21enne, vincitore della Roubaix Juniores qualche anno fa e migliore dei francesi, 18° Wiggins che da uomo scaltro e intelligente qual è decide di chiude una splendida carriera in un posto magico come il velodromo di Roubaix e 23° Peter Sagan che chiude il gruppetto, dopo aver anche forato ai meno 5 dall’arrivo

L’Italia non si desta

Il conto delle Monumento senza vittorie, sale a quota 33. Marcato è il migliore dei nostri, sia come posizione finale (onorevole 22° posto) che come condotta di gara, infatti è l’unico nelle fasi decisive ad essere rimasto nel gruppo dei migliori, oltre ad aver provato anche il colpaccio inseguendo Roelandts. 34° è il vecchio leone Quinziato, 44° Paolini, 51° Trentin molto attivo nella fase centrale, 55° Bazzana e 59° Federico Zurlo, classe 1994 neo professionista, che mette assieme una prova speciale, perché a quell’età alla prima gara qui, significa che c’è qualcosa di importante in lui. Ne sentiremo sicuramente parlare. Pozzato e Oss finiscono rispettivamente 65° e 67°, entrambi però con l’alibi uno di una foratura nelle fasi calde della gara, l’altro di una brutta caduta che poteva avere anche peggiori conseguenze.

Dalle pietre alle Ardenne

Da mercoledì si cambia scenario e cambieranno anche i nomi di (quasi) tutti i protagonisti: si inizierà con la Freccia del Brabante che come di consuetò farà da spartiacque fra le corse sul pavé e quelle sui muri delle Ardenne. Poi sabato ci si sposta in Olanda con la corsa della birra, la Amstel Gold Race, per poi concludere la grande stagione primaverile delle classiche, settimana prossima con Freccia Vallone e con la 4^ Monumento della stagione, ”La Doyenne”, la decana, la più antica delle classiche: la Liegi-Bastogne-Liegi.

 

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(tutte le immagini sono state tratte dal Twitter del sito ufficiale della corsa o dai twitter di tifosi, addetti e appassionati)

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